Ambientamento al nido e alla scuola dell’infanzia: come affrontare il momento del distacco
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Ogni mattina, quando accompagni tuo figlio o tua figlia all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia, il momento del distacco può diventare particolarmente difficile.
Il bambino inizia a piangere, ti chiede di rimanere ancora cinque minuti, si aggrappa alle tue gambe e domanda un ultimo bacio. Tu sei quasi sulla porta, pronto per andare al lavoro o tornare a casa, ma decidi di rientrare per concedergli un altro abbraccio.
Può sembrare la cosa più rassicurante e giusta da fare. In alcuni casi, però, prolungare il saluto non aiuta e non agevola il momento del distacco.
Sono Francesca Marangon, pedagogista e specialista in pedagogia clinica. L’accezione “clinica” non ha a che fare con il patologico, ma indica un approccio biopsicosociale, che guarda la persona nella sua interezza e considera tutti gli ambienti che essa abita.
Da anni accompagno famiglie, insegnanti, educatrici e bambini nelle principali fasi di sviluppo della fascia da zero a sei anni.
Non inserimento, ma ambientamento
Settembre viene spesso considerato una sorta di nuovo Capodanno: rappresenta l’inizio di un altro anno e di una nuova avventura.
In questo periodo molti genitori si chiedono se il pianto del proprio figlio al momento del distacco significhi che non sia ancora pronto per frequentare il nido o la scuola dell’infanzia. Altri temono di avere commesso qualche errore o di non essere riusciti a trasmettergli abbastanza sicurezza e serenità.
Per rispondere a questi dubbi è necessario fare un passo indietro e ricordare che stiamo parlando di un momento molto delicato.
Piuttosto che utilizzare la parola “inserimento”, preferisco parlare di “ambientamento”. L’inizio del nido o della scuola dell’infanzia, infatti, non riguarda soltanto il bambino, ma coinvolge tutta la famiglia e, quindi, anche gli adulti.
Anche i genitori devono ambientarsi e imparare a fidarsi delle persone alle quali affidano il proprio figlio. Possono essere curiosi di conoscere la routine del nido o della scuola e domandarsi che cosa stia succedendo mentre il bambino si trova lì.
Il cambiamento, inoltre, non riguarda solamente il luogo fisico. Il bambino non sta semplicemente entrando in un edificio nuovo, ma sta attraversando un’esperienza che lo coinvolge sotto molti punti di vista.
Può iniziare a chiedersi:
- Dove sono la mamma e il papà?
- Chi si prenderà cura di me?
- Con chi mangerò?
- Dove dormirò?
- Che cosa faremo?
Comincerà a conoscere nuovi spazi, persone, profumi e abitudini. Avrà quindi bisogno di tempo per ambientarsi.
L’ingrediente fondamentale è la fiducia
Per ambientarsi, genitori e figli hanno bisogno soprattutto di fiducia. Per concederla e riceverla, però, serve tempo: è necessario costruire una relazione.
Uno dei falsi miti da superare è l’idea che il pianto rappresenti necessariamente un fallimento. Come genitori possiamo pensare di non essere riusciti a trasmettere la sicurezza necessaria oppure che nostro figlio non sia ancora pronto.
Il pianto, invece, è un linguaggio. Se cambiamo gli “occhiali culturali” attraverso i quali lo osserviamo, cambia anche il significato che gli attribuiamo.
Quando andate a riprendere vostro figlio al nido o alla scuola dell’infanzia, soprattutto durante i primi giorni, approfittate del momento di confronto con l’educatrice o l’insegnante per capire che cosa sia accaduto dopo la vostra partenza.
Potete chiedere, per esempio, se ha mangiato, per quanto tempo ha pianto, se è riuscito ad addormentarsi o se ha alternato momenti di pianto ad altri nei quali ha giocato.
Costruire un dialogo tra famiglia e servizio educativo
È importante creare una comunicazione bidirezionale tra i genitori e il servizio educativo.
Questo confronto non deve essere vissuto con il timore di essere giudicati o di ricevere un’etichetta di “bravo” o “cattivo” genitore. L’obiettivo è integrare due diversi sguardi sullo stesso bambino.
Da una parte c’è tutto ciò che avviene in famiglia prima del saluto: la sveglia, la colazione e la preparazione. Dall’altra c’è ciò che succede durante la permanenza al nido o alla scuola dell’infanzia.
È altrettanto importante osservare quello che accade al momento del ricongiungimento e durante il rientro a casa. Molto spesso, infatti, ci si concentra esclusivamente sul distacco, dimenticando che anche il ritorno rappresenta una fase significativa della giornata.
Come gestire il momento del saluto
Il saluto è uno dei passaggi più importanti.
Per il cuore di una mamma o di un papà può essere naturale cercare di prolungarlo. Allo stesso tempo, però, non è opportuno approfittare di un momento di distrazione del bambino per andare via senza farsi vedere.
Allontanarsi di nascosto non permette al bambino di sviluppare fiducia nelle persone alle quali viene affidato. Può inoltre rendere più difficile comprendere che la mamma o il papà torneranno e che non resterà al nido o alla scuola dell’infanzia per sempre.
Andare via di nascosto può essere una tentazione, soprattutto quando anche l’adulto sente il bisogno di piangere e vorrebbe evitare quel momento doloroso. Tuttavia, non è la soluzione più adatta.
È invece importante dare un nome e un significato a ciò che il bambino sta provando. Non servono lunghe spiegazioni: stiamo parlando con un bambino, non con un adulto.
Sono sufficienti poche parole semplici e sincere:
“Capisco che in questo momento tu sia triste. La mamma o il papà adesso va a lavorare e dopo il pranzo verrà a prenderti.”
Una frase breve e chiara aiuta il bambino a comprendere ciò che sta accadendo.
Questo, naturalmente, non significa riuscire a evitare il pianto. È però importante non sminuire l’emozione che il bambino sta vivendo.
Frasi come “Smettila di piangere” oppure “Non hai motivo di piangere” non rappresentano una strategia efficace. Sminuire o rimproverare significa non riconoscere l’emozione che vostro figlio sta cercando di comunicarvi.
Ricordiamoci sempre che il pianto è un linguaggio.
Gli albi illustrati come strumento di accompagnamento
Uno strumento al quale sono particolarmente affezionata, e che utilizzo anche come madre, è rappresentato dagli albi illustrati.
Per i bambini da zero a tre anni suggerisco “A più tardi!”. È un libro molto semplice che descrive i momenti più importanti di una giornata tipo.
Non deve essere utilizzato per sottolineare il comportamento del bambino o per dirgli: “Vedi? Anche lui va al nido. Tu perché piangi?”. Possiamo invece sfogliarlo insieme, osservare le immagini e costruire una piccola mappa di ciò che potrebbe accadere durante la giornata.
I bambini amano la ripetizione perché è anche attraverso di essa che apprendono. Potrebbe quindi accadere che si affezionino al libro e chiedano di leggerlo tutte le sere. La ripetizione dona sicurezza e permette loro di conoscere e sedimentare ciò che hanno imparato.
Per i bambini più grandi suggerisco “Zeb e la scorta di baci”.
Il libro racconta la storia di una zebra che deve partire per un campo scuola. La sera prima della partenza si rende conto che, durante il viaggio, non ci saranno i suoi genitori e decide di non voler più andare.
I genitori inventano allora una strategia: preparano una scatolina con tanti foglietti raffiguranti un bacio. Ogni volta che Zeb sentirà la mancanza dei baci, delle carezze e dell’affetto della mamma e del papà, potrà utilizzarne uno.
Si tratta naturalmente di un suggerimento, non di una soluzione adatta necessariamente a tutti. Anche con i bambini più piccoli, però, si può valutare insieme alle educatrici o alle insegnanti la possibilità di utilizzare un oggetto transizionale, che svolga una funzione simile alla scorta di baci di Zeb.
È importante che questa scelta venga sempre concordata con il servizio educativo.
Tre indicazioni per affrontare l’ambientamento
Riassumendo, ci sono tre strategie che possono aiutare la famiglia ad affrontare con maggiore serenità l’ambientamento al nido o alla scuola dell’infanzia.
1. Non valutare l’ambientamento solamente attraverso il pianto
Il pianto è un linguaggio. Se vostro figlio piange, non significa necessariamente che l’ambientamento stia andando male o che voi stiate fallendo come genitori.
2. Avere cura del saluto
Il saluto non deve diventare infinito, ma può essere dolce, affettuoso e curato. È importante comunicare con poche parole sincere, salutare il bambino e non andare via di nascosto.
3. Curare la relazione con il servizio educativo
Mantenete aperta la comunicazione tra la famiglia e il nido o la scuola dell’infanzia. Non abbiate paura di esprimere dubbi, pensieri e preoccupazioni.
Tutto ciò che rimane nella nostra testa può diventare gigantesco, alimentare l’ansia e impedirci di vivere serenamente questo passaggio. Un’ansia che, inevitabilmente, rischiamo di trasmettere anche ai nostri figli.
Affrontare il distacco con fiducia
Abbiate fiducia in voi stessi e nei vostri figli. È uno dei regali più importanti che possiate fare loro.
In questo modo potrete trasmettere un messaggio fondamentale: anche se vi mancheranno, possono rimanere al nido o alla scuola dell’infanzia, affidarsi alle persone che si prenderanno cura di loro e vivere serenamente questa nuova esperienza.
Dott.ssa Francesca Marangon
Pedagogista e specialista in pedagogia clinica
Da anni accompagna famiglie, insegnanti, educatrici e bambini nelle principali fasi di sviluppo da zero a sei anni.
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