Quando mamma e papà litigano: cosa accade ai bambini e come proteggerli
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Nessuna coppia è immune dal disaccordo. Discutere, avere vedute differenti e a volte alzare i toni fa parte delle relazioni umane.
Tuttavia, quando un conflitto esplode davanti a un bambino, ciò che accade dentro di lui non è semplicemente un fastidio o uno spavento passeggero.
Sono Fiorella Palombo Ferretti, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Nazionale Psicologi in Farmacia. Per comprendere che cosa succede quando mamma e papà litigano, immaginiamo un bambino nella fascia d’età tra i cinque e i nove-dieci anni.
Una torre in costruzione
Possiamo immaginare la mente di un bambino come una torre in costruzione, fatta di mattoncini Lego colorati.
Le fondamenta devono essere solide. Alla base non ci sono ancora le sue certezze personali: c’è la relazione tra mamma e papà.
Quando i genitori urlano, sbattono le porte o si chiudono in silenzi gelidi, per il bambino non è soltanto una discussione tra adulti. È come se qualcuno scuotesse i piccoli mattoncini che costituiscono le fondamenta della sua torre: viene vissuto come un terremoto interiore.
In quel momento, il suo cervello non analizza chi abbia ragione o torto. Percepisce che il terreno traballa sotto i suoi piedi.
L’allarme nel cervello e nel corpo
Nel cervello c’è una piccola struttura a forma di mandorla: l’amigdala. Ne parlo spesso quando affronto i disturbi d’ansia, perché tutti abbiamo questa struttura, che funziona come un rilevatore di fumo.
Alla prima tensione, al primo “fumo”, l’amigdala lancia un segnale e fa scattare una sorta di sirena antincendio a tutto volume.
Questo allarme coinvolge anche il corpo: aumentano la frequenza cardiaca, la pressione e la temperatura, perché l’organismo percepisce una minaccia e si prepara a difenderci.
A livello neuroendocrino si attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e il corpo del bambino viene inondato da una cascata di ormoni.
Non si tratta quindi soltanto di una reazione di paura: è qualcosa che avviene anche nel suo corpo.
Un torrente di cortisolo e adrenalina rende il respiro corto e superficiale, mentre i muscoli si contraggono. In natura questa scarica è fondamentale per la sopravvivenza, perché serve ad attaccare o scappare.
Ma il bambino, davanti ai suoi genitori che litigano, non sa dove scappare né chi attaccare.
Il bambino si blocca: la reazione di freezing
Il bambino si congela. È la reazione chiamata freezing: di fronte alla torre che traballa e alle fondamenta che non reggono, si blocca.
Vede due giganti, i suoi genitori, che normalmente lo accudiscono e che in quel momento non ci sono per lui. È un’esperienza molto forte.
Può ritirarsi o scoppiare in un pianto difficile da controllare.
La corteccia prefrontale, che è ancora in formazione, rappresenta la cabina di controllo della logica e del pensiero. Ma questa cabina è ancora piccola, sta iniziando a funzionare e non ha un controllo vero e proprio.
Ricordiamoci che i litigi e le urla devono essere controllati. Fare i genitori è difficile, lo so, ma scegliere di avere un figlio è una responsabilità.
Il pensiero magico e il senso di colpa
Può subentrare un meccanismo inconscio: il pensiero magico. Il bambino torna all’egocentrismo primario e crede che tutto dipenda da lui.
Non pensa che mamma e papà siano esasperati dal lavoro. Pensa invece:
“Mamma e papà urlano perché oggi non ho fatto il bravo, perché non ho messo a posto i giochi. Sono un bambino cattivo e loro litigano per colpa mia.”
Può anche avere paura che i genitori si separino, soprattutto quando i litigi si ripetono. Per il bambino può essere devastante.
Il bambino attiva una sorta di radar: sta attento ai rumori, osserva come si muovono i genitori e può non riuscire a concentrarsi a scuola. Rimane in allarme.
È una situazione a cui dobbiamo prestare attenzione, ma possiamo rimediare e fare qualcosa per proteggerlo.
Imparare a controllarsi prima di reagire
Non dovremmo litigare davanti ai bambini. Dovremmo imparare a controllarci prima di reagire e dirci:
“Ne parliamo quando il bambino non c’è.”
Imparare a controllarci è il primo passo.
È problematica anche la situazione in cui un genitore urla mentre l’altro rimane più passivo e cerca di sdrammatizzare.
Dire esplicitamente: “Non è colpa tua”
I bambini hanno un radar eccezionale per l’autenticità. Dobbiamo imparare a dire loro la verità e a dichiarare ad alta voce che non hanno colpa.
È importante dirlo esplicitamente:
“Non è colpa tua. Mamma e papà sono arrabbiati, ma tu non c’entri. È una cosa da adulti.”
Non dobbiamo lasciare che il bambino lo dia per scontato.
Coinvolgere il bambino nella riparazione
Molti genitori risolvono il litigio tra loro e pensano che il bambino capisca da solo che tutto è passato, perché li vede tranquilli o perché il giorno dopo fanno colazione insieme.
Ma, così come è stato coinvolto nel litigio, il bambino deve essere coinvolto anche nella sua risoluzione riparativa.
Fare pace in privato va bene, ma bisogna poi spiegarlo anche a lui.
La voce calma, le carezze e l’abbraccio
Un altro aspetto importante è la co-regolazione corporea.
Abbiamo le cellule della carezza e dell’abbraccio, che si formano già nel grembo materno. Il bambino è molto sensibile alle carezze e agli abbracci.
Un abbraccio profondo di entrambi i genitori può comunicargli che va tutto bene e che il litigio è stato riparato.
La voce calma, farlo sedere sulle proprie gambe e abbracciarlo, anche insieme, sono gesti importanti.
I bambini hanno bisogno di genitori vicini
I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti. Hanno bisogno di genitori vicini, di testimoni autentici della loro crescita.
Impariamo a riparare le nostre rotture davanti ai bambini e, prima ancora, impariamo a non crearle.

Dott.ssa Fiorella Palombo Ferretti
Psicologa e psicoterapeuta - Presidente ANPIF
Si occupa di psicoterapia e neuropsicologia, affiancando all’attività professionale la formazione e l’insegnamento della mindfulness per la riduzione dello stress. È fondatrice e presidente di ANPIF e ideatrice del modello di aiuto psicologico in farmacia.
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